Le case mobili della Mongolia

Pubblicato da Davide Carretta il

Antichissime abitazioni dei popoli nomadi dell’Asia centrale e simboliche rappresentazioni delle loro millenarie tradizioni.

Ogni tanto tra quelle colline che sembrano, così verdi e calve, dei cocomeri posati in bilico ai due lati della valle, ecco, si apre uno slargo o una gola e in questo slargo vedo ora una o due tende rotonde, bianche della forma di enormi torte nuziali oppure addirittura venti o trenta tende simili”.

Scrive così Alberto Moravia, in un reportage uscito nel 1976, pubblicato dopo un viaggio in Mongolia. Le tende rotonde, come le chiama lui, sono le Ger, se usiamo il termine mongolo, o Iurte, prendendo in prestito il termine russo. Abitazioni antichissime, forse tra le più antiche ancora oggi utilizzate che l’umanità abbia conosciuto. Ne abbiamo testimonianza già nei racconti di Erodoto (400 a.C.), ma gli antropologi le fanno risalire ad almeno 5000 anni fa.

Immutate nei secoli, hanno sempre accompagnato le abitudini e l’organizzazione della vita dei mongoli, prevalentemente nomadi e dediti alla pastorizia, caricandosi di simbolismo e di potenza suggestiva. Ancora oggi, infatti, sono in grado di esercitare un fascino sull’osservatore, di evocare un sapore primitivo che raramente ho incontrato in altre opere umane che mi è capitato di vedere.

Ho avuto modo di conoscere queste case mobili durante un’esperienza di volontariato in Mongolia nell’estate del 2018: l’ente organizzatore del campo dove mi trovavo aveva previsto un’escursione di due giorni al confine con il deserto del Gobi, che occupa il sud del paese, in un piccolo villaggio a conduzione familiare composto di una dozzina di Ger di diversa dimensione.

Capo villaggio osserva il ritorno dei suoi ospiti

La Ger: struttura e significato

La Ger è una costruzione (generalmente mobile, anche se oggi ne esistono di stabili, realizzate su basi in cemento) a pianta circolare il cui scheletro è interamente in legno. Un intreccio regolare costituisce la parete esterna, mentre un insieme di raggi serve a sostenere il tetto. Questi partono dalla parete esterna e convergono, alzandosi, verso il cerchio centrale da cui esce il fumo della stufa e da cui, durante le ore diurne, può entrare luce solare. Di giorno infatti non è necessario servirsi di luce artificiale per illuminare l’interno.

Dal cerchio centrale, scendono verso il centro i due pilastri in legno (bagana) che sostengono l’intera struttura e che nel tempo hanno acquistato un forte valore simbolico. Secondo alcuni rappresentano il punto di incontro tra cielo e terra, ma secondo la versione raccontata dalla guida che ci accompagnava, sono simbolo di Padre e Madre. Come essi tengono in piedi la famiglia, i pilastri tengono in piedi la casa, dimora della famiglia. Se crollano le colonne, crolla la famiglia. Ecco perché quando si entra è sconsigliato camminare attraverso i pali. Ed ecco perché, immagino, proprio tra i due pali vengono generalmente posti il tavolo, le sedie attorno, e la stufa. L’arredamento e i letti in particolare vengono posizionati a cerchio lungo la parete esterna, sfruttando in maniera ottimale lo spazio e lasciandone parecchio disponibile ai movimenti.

La porta è sempre orientata verso Sud. C’è chi dice perché venga sempre rivolta verso il calore proveniente dal deserto del Gobi, c’è chi dice perché sia esposta verso la luce solare e c’è chi, decisamente più pratico, sostiene che sia così per evitare che venga sbattuta improvvisamente da un forte vento mongolo che soffia da Nord.

Ingresso di una Ger

L’ingresso: come comportarsi

Quando si entra, è sconsigliato bussare; sarebbe come offendere l’ospite, dubitando del fatto che egli sia degno di accogliervi. Le porte, infatti, sono quasi sempre aperte. Chiuse eventualmente solo per ripararsi dal vento, dal freddo e dalla pioggia.

Quando si attraversa il varco, cominciate sempre con il piede destro e facendo attenzione a non calpestare lo stipite, perché porta sfortuna. Ma se vi inciampate per sbaglio, allora è un buon segno.

Una volta entrati, bisogna subito sedersi e sono precise le istruzioni su come e dove devono disporsi gli ospiti, a seconda del sesso e dell’importanza.

Insomma, non sarà difficile accorgersi della veridicità di un proverbio locale, che dice: “Se bevi l’acqua di una terra straniera, devi berne anche le tradizioni”.

La Ger è poi interamente ricoperta di feltro (fatta eccezione per il cerchio centrale sul tetto), ricavato dalle numerose specie animali che vengono allevate, come pecore, capre e yak. Serve a proteggere dalle temperature invernali, che spesso e senza difficoltà scendono al di sotto dei -30° C.

Contrariamente a quanto pensavo osservandole, hanno un’architettura talmente efficiente e i mongoli sono ormai talmente esperti nella loro realizzazione, che bastano due o tre persone e un paio d’ore per costruirne una e un’ora per smontarla. Le più piccole ospitano cinque persone, le e più grandi quindici.

Villaggio di Ger nei pressi del Deserto del Gobi

Manca il bagno? Sì, manca. Ma c’è la natura, la steppa. Basterà farci l’abitudine e, se d’inverno non sarà facile uscire al mattino presto quando fuori soffia il vento e il termometro segna -35° C, d’estate sarà invece una buona occasione per riconciliarsi con la Terra, riscoprendosi esseri umani, in piedi sotto a un cielo stellato (in Mongolia basta allontanarsi dai grandi agglomerati urbani per ritrovarsi in luoghi completamente privi di illuminazione artificiale) e sopra a una distesa infinita di morbide colline verdi.

Colline che, a ben pensarci, sono quasi del tutto prive di alberi. Da dove arriva allora il legname utilizzato per costruire le Ger? Da quello che ho avuto modo di capire proviene dal Nord del paese, molto più florido come vegetazione, e viene importato in cambio di prodotti della pastorizia.

Villaggio di Ger nei pressi di Hovsgol Lake

Curiosità sulle Ger e sulla Mongolia

Prima di programmare un viaggio in Mongolia, che è l’unica soluzione per farsi un’idea chiara di che cosa questo paese voglia dire, potete però cominciare con qualche curiosità musicale in proposito.

  • L’album Tabula rasa elettrificata, pubblicato nel 1997 dal gruppo C.S.I. è nato proprio dopo un viaggio in Mongolia che Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni avevano fatto a bordo della Transiberiana.
  • Un mondo a pezzi, del gruppo Rhapsodia Trio, immagina che un gruppo di marziani approdi per caso sulla Terra e cominci a scoprire la nostra storia proprio attraverso la musica. Ebbene, il primo elemento della storia umana in cui i marziani si imbattono, che fa da copertina all’album, è proprio una Ger.

Uscendo dal contesto musicale, se non lo sapete, è possibile pernottare in una Ger anche in Italia. Ad esempio ai piedi del Monte Bianco, vicino a Chamonix, alcuni alberghi offrono anche questo tipo di sistemazione per chi la vuole sperimentare.

Ma che cos’è una Ger senza la steppa? Dirà qualcuno. Può darsi che abbia ragione, ma come si dice, ai posteri l’ardua sentenza.


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