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Lo Swoosh e la Nike di Samotracia

Lo Swoosh e la Nike di Samotracia

Lo Swoosh e la Nike di Samotracia

Carolyn Davidson e il progresso che nasce dall’antico, storia di un brand nato dalla passione e da un obiettivo: calzare il piede di un atleta

Testo di Gaia Manelli, immagini dal Web

“Un paio di scarpe durava una vita, e se andavi scalzo, d’estate, risparmiavi le scarpe e i piedi si rinforzavano”. Così dice il cantautore Francesco Guccini.

Diversamente invece la pensano Phil Knight e Bill Bowerman, l’uno studente di economia e l’altro allenatore alla Oregon University, quando il 25 gennaio del 1967 fondano quello che diventerà uno dei più importanti brand di calzature del mondo.

L’azienda nasce in realtà con l’intento di importare in America calzature da atletica provenienti dal Giappone e prodotte dalla Onitsuka Tikger. L’idea risulta vincente e prende avvio una produzione in proprio. I due soci fondando allora la Brs, Blue Ribbon Sports. Il nuovo brand però ha bisogno di diversificare i prodotti giapponesi da quelli della BRS. C’è un nuovo modello in particolare, una nuova calzatura da calcio che a Knight interessa valorizzare, un prototipo, destinato poi a divenire simbolo della nuova società e adonarle il proprio nome, il modello Nike. È qui che entra in scena una donna che, con la sua creatività, lascerà per sempre la propria impronta sul suolo terrestre: Carolyn Davidson.

Giovane studentessa di grafica dell’Università di Portland, la Davidson ha bisogno di qualche spicciolo per comprare del nuovo materiale da disegno, così decide di accettare un lavoretto che le viene offerto.

“35 dollari e qualche ora di tempo, il nome del prodotto è Nike, in greco antico significa vittoria. Mi serve un logo. Prendere o lasciare” Phil Knight.

Prendere.

E così, nella stanza di una giovane studentessa di arte, nasce uno dei simboli più conosciuti al mondo: lo Swoosh.

Il simbolo della Nike, che tutti conosciamo come “naic” ma che in inglese si pronuncerebbe “naiki”, è ispirato ad una famosa statua greca del 200 a.C. La figura è quella di una giovane dea alata, ritrovata con alcune parti mancanti (testa e braccia). Nella mitologia greca Nike è la figlia del titano Pallante e di Stige, raffigurazione allegorica della vittoria. La divinità è ritratta mentre si posa sulla prua di una nave da guerra e una brezza vibrante le scompiglia la veste. Il nome “Swoosh” rappresenta proprio questo particolare, la velocità e la dinamicità, il “fruscio” della velocità, il logo infatti ne raffigura l’ala.

La “Nike di Samotracia”, creata in epoca ellenistica a Rodi per celebrare la vittoria della lega delio-attica nella battaglia dell’Eurimedonte, è uno degli esempi più plateali di come l’antico sia in grado di dare luce alla novità.

E la storia di una giovane artista e di quel segno disegnato su di un blocco di carta destinato a diventare uno dei simboli più conosciuti al mondo, e di quei 35 dollari destinati a diventare il possesso, per lei, di 500 azioni di un’azienda che nel 2017 ha fatturato 21,1 miliardi, è uno degli esempi più plateali di quanto ha detto Marcel Proust, che “il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale”.

Quando ci poniamo di fronte all’antichità e la contempliamo con serietà nell’intento di formarci su di essa, abbiamo il senso come di essere solo allora diventati veramente uomini.  Johann Wolfgang Goethe

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