La magia dell’Oman

La magia dell’Oman

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La magia dell’Oman

Il paese dell’incenso, dei wadi, dei falaj e dei profumi, immerso nei colori d’Arabia

Testo e foto di Patrizia Cicini

Schiacciato dall’Arabia Saudita, il Sultanato dell’Oman ha trovato il suo spazio nell’angolo sud-est della penisola araba, nel cuore del medio-oriente, per cui metà del suo perimetro è bagnato dal mare e l’altra metà muore nel deserto.

Dall’antichità fino al medio evo, ha svolto un importante ruolo nei commerci di rame e incenso tra l’India e il Mediterraneo; tipici dell’Oman sono i numerosi forti completamente restaurati e una ricca rete di falaj, antiche canalizzazioni idriche, che portano l’acqua dalle sorgenti ai campi coltivati o alle abitazioni.

Il sultano Qabus bin Said Al Said, monarca assoluto del Paese, ha dotato il proprio territorio di una capillare rete elettrica e stradale, che copre ampie zone desertiche per raggiungere anche i villaggi più sperduti dell’entroterra.

Iniziamo il viaggio dall’imponente catena montuosa Al Hajiar, brulla e stratificata, con le sue cime che vanno dai 2000 m del monte Jebel Akdhar, famoso per i suoi frutteti disposti a terrazza lungo le pendici delle montagne, ai 3075 m del Jebel Shams, la montagna del Sole, solcata dal wadi più grande dell’Oman, denominato il Grand Canyon d’Arabia.

Diversi sono i sentieri tracciati sulla montagna e sono anche ben segnalati. Dal Balcony Walk, balcone panoramico sul Grand Canyon d’Arabia,  per esempio, inizia un percorso che, attraverso cenge variopinte, tratti a strapiombo e paesaggi surreali, scende nel canyon ed arriva alle rovine di un antico villaggio incastonato al di sotto di un balcone di roccia, Al Khateem.

Merita arrivare fin laggiù (1h30 di cammino) anche solo per vedere come, strappando il terreno alla parete rocciosa, attraverso ripidi terrazzamenti, e imprigionando l’acqua nei falaj, per usarla nelle loro abitazioni, per abbeverare gli animali ed per innaffiare i campi coltivati, gli abitanti di questo villaggio riuscirono a creare le condizioni necessarie alla loro esistenza, basata sull’agricoltura e sulla pastorizia.

Non lontano dall’Al Hajiar si possono visitare la città di Nizwa e di Al Hamra. Nizwa era l’antica capitale del paese con un articolato e coloratissimo suq e l’antico forte circolare del XVII secolo, ben conservato.

Al Hamra, dove le case del centro antico, ormai abbandonato, sono realizzate con mattoni crudi, che si degradano facilmente per gli agenti atmosferici.

Osservando il territorio, non si può fare a meno di notare che l’acqua, che oggi in queste terre è rara, in passato ne abbia plasmato la morfologia del Paese. I wadi, le profonde incisioni, scavate nella roccia dai torrenti, che sembrano scorrere innocui alla base, ma che diventano pericolosi, dopo una pioggia intensa anche se di breve durata, rappresentano uno scenario naturale di straordinaria bellezza. Il più famoso è Wadi Bani Khalid, dove il torrente forma una serie di piscine naturali scavate dall’acqua nel calcare bianco. Nuotare in quell’acqua tiepida è davvero piacevole. Bello è anche il Wadi Bani Awf, ma quando siamo passati da lì era secco.

Altro aspetto caratteristico del territorio omanita è il deserto; dune di sabbia, che al tramonto si colorano di rosa, e mandrie di dromedari al pascolo: il deserto è silenzio nel fruscio del vento.

Attraversare il “Wahiba sands”, dal nome della tribù beduina che lo popola, vuol dire entrare in contatto con i Beduini, da sempre gli unici abitanti di questi luoghi. Pastori di capre e dromedari, sono i padroni indiscussi del deserto, che è la loro casa, il loro habitat naturale, la loro vita, il loro mondo.

Il deserto non è il nemico contro il quale combattere, ma l’amico con il quale vivere piacevolmente. I Beduini trascorrono le loro giornate in una dimensione dove il tempo sembra dilatarsi e trovano ristoro nelle tende fresche, ventilate e confortevoli.

Man mano che il deserto di avvicina alla costa, le dune di sabbia rossa lasciano il posto a quelle di sabbia bianca, fino alla riva del mare. Le spiagge sterminate e selvagge della costa omanita , invitano ad un bagno ristoratore nelle acque del mare Arabico, tripudio di verdi e di azzurri. Sono spiagge piene di conchiglie dove si può camminare all’infinito. I dromedari, in riva al mare, guardano anche loro alla distesa di acqua azzurra, sconfinata come il deserto. Abituati all’uomo, hanno dimenticato l’indole aggressiva e si lasciano fotografare.

Dove ci sono i dromedari, ci sono i Beduini, gente di mare e abili pescatori, che ogni giorno trasportano il pesce fresco dalla costa all’interno, per le famiglie che vivono nel deserto.

 

Masirah, l’isola più grande dell’Oman, 70 km circa di lunghezza per 18 km di larghezza, dalla natura incontaminata, non ancora scoperta dal turismo di massa, è il paradiso per i birdwatchers. Il servizio di battelli che la collega alla terra ferma funziona bene, ma per imbarcarsi bisogna avere le idee chiare perché il battello ha solo due zone dove si può stare: quella per gli uomini e quella per le famiglie. Un gruppo di turisti è considerato una famiglia: in fondo è una bella scelta.

Sull’isola migliaia di tartarughe vengono a depositare le uova, soprattutto tra giugno e settembre. Nella Riserva Naturale di Ras Al Jinz, zona di riproduzione delle tartarughe verdi, è possibile osservare, nel periodo giusto, gli splendidi animali che, di notte, depositano le uova o anche le piccole tartarughe nascere e correre verso il mare.

Nel viaggio non possono mancare una visita a Sur e ovviamente a Muscat, la capitale. Sur, città natale di Sindbad il Marinaio, nota per i cantieri dove si costruiscono i dhow, le tipiche imbarcazioni a vela della penisola arabica. Muscat la capitale  con l’imponente palazzo del Sultano Qaboos circondato da stupendi giardini fioriti, la Grande Moschea e il vivace suq.

L’Oman merita di essere visitato e di essere compreso fino in fondo. Gli omaniti, animati dalla loro squisita gentilezza e da una profonda discrezione, rispettosi della loro religione islamica, sono un popolo mite, che, pur rimanendo attaccato alle proprie radici e tradizioni, non disdegna le novità della tecnologia.

Gli omaniti dal portamento regale nei loro abiti caratteristici, le lunghe tuniche bianche, celesti o beige, ed i particolari cappelli dalle mille fantasie e tutte belle, danno alla loro giornata il profumo che preferiscono, spruzzandolo sul pennacchietto di cotone che pende dal collo dei loro abiti.

Se sei in Oman non ti puoi meravigliare che, all’interno del deserto montuoso, nei villaggi, sperduti nel niente, i falaj distribuiscano l’acqua alle case e ai campi e l’energia elettrica li illumini durante la notte; che tra le montagne brulle spicchi la macchia verde del campo di calcio senza tribune, costruito nel nulla; che nel cuore del deserto tu possa cenare mangiando pesce fresco, cucinato alla brace; che l’acqua del torrente, che scorre in fondo alle gole alte e strette, non sia fredda impossibile, ma tiepida e tu ti possa fare piacevolmente il bagno; non ti puoi meravigliare se, nonostante i villaggi sperduti di montagna siano illuminati, nonostante tu possa mangiare pesce fresco nel cuore del deserto, nonostante i cellulari abbiano quasi sempre campo, nel rispetto della loro cultura tu debba girare con pantaloni lunghi e camicia a maniche corte anche con una temperatura di 50°C.

L’Oman è veramente così e merita di essere scoperto.