Una passeggiata nello Yorkshire

Una passeggiata nello Yorkshire

Una passeggiata nello Yorkshire

York, sbiadita al mio arrivo, il giorno seguente è un’altra città. Robin’s Hood Bay: un paesino arroccato sulla scogliera con vista mozzafiato sulla grande baia…

Testi e Foto di Lorenzo Canova

Arrivo a York che è ormai tardo pomeriggio. Scendendo dal treno noto subito che fa molto più freddo di quanto ne facesse a Londra, l’aria è pungente e il cielo è coperto da nuvole grigie, classico clima inglese.

Zaino in spalla mi dirigo verso l’ostello che ho prenotato durante il viaggio in treno, nel silenzio assordante degli scompartimenti britannici.

Passo sul fiume e per le stradine del centro. C’è poca gente in giro e quelle poche persone che vedo sembrano essere terribilmente di fretta. Probabilmente conoscono il meteo meglio di me, perché in pochi minuti inizia a piovere ed io, dopo aver messo la copertura impermeabile allo zaino, continuo nella mia camminata.

York non mi lascia una bella prima impressione, mi sembra una città sonnolente e anziana, l’opposto di Oxford, città sede del famoso college, dove sono stato nei giorni precedenti.

Entro nell’ostello, faccio il check-in, poso il mio zaino in camera e, dopo essermi messo dei pantaloni asciutti, sono pronto ad uscire e girare la cittadina.

Ha smesso di piovere e ora tira un leggero vento. Cammino per le piccole strade pedonali del centro, gli shambles, e mi rendo conto che alcune vie potrebbero essere esattamente com’erano nel medioevo, quando York era un importante crocevia di commerci tra il sud e il nord dell’isola britannica. Le strade in ciottolato, le facciate delle case in classico stile inglese e le insegne dei pub mi catapultano in un tempo passato, nel quale il grande impero inglese non era ancora nemmeno un progetto e questa era la capitale del regno di Northumbria, sarebbe poi diventata capitale del regno Normanno e, infine, sarebbe tornata ad essere inglese con la riconquista di Re Alfred.

Verso le sei di pomeriggio inizio a vedere qualche persona in più per le strade e, in pochi minuti, i pub si riempiono di giovani e adulti che mangiano, bevono e ridono. Decido di comportarmi da inglese e, all’alba delle sei e mezzo, entro in un pub, dove ordino una Bitter e un gammon and egg, un piatto tipicamente inglese che consiste in una bistecca sopra la quale si mette un uovo all’occhio di bue, una cena leggera insomma.

Il giorno seguente, quando esco sembra di essere in un’altra città: il sole splende in un cielo privo di nuvole e York si trasforma, riempiendosi di vita.

Ma non è lì che passerò la giornata, mi dirigo verso la stazione ferroviaria dove sono arrivato giusto il giorno prima e prendo un treno che mi porta ancora più a nord, tra le colline dello Yorkshire.

Questo è l’obbiettivo del viaggio, scoprire perle nascoste della campagna inglese, semplicemente facendosi consigliare dalle persone del posto. La sera prima, infatti, parlando con alcuni ragazzi conosciuti al pub, scopro che, giusto a un’ora dalla città, si trova un piccolo villaggio di pescatori chiamato Robin’s Hood Bay.

Ovviamente il nome stuzzica la mia curiosità, chi non conosce il famoso Robin Hood? Protagonista di numerose ballate inglesi ambientante durante il regno di Giovanni Senza Terra, fratello del re Riccardo Cuor di Leone. Un personaggio che venne citato da Walter Scott nell’Ivanohe e sul quale perfino la Disney produsse un cartone animato.

La cosa strana è che le ballate di Robin Hood e tutte le sue storie sono ambientate nella foresta di Sheerwood, nella contea di Nottingham, molto più a sud delle coste dello Yorkshire, dove si trova questo paesino a lui apparentemente intitolato.

Sono l’unico a scendere alla stazione e, appena uscito dall’edificio, mi ritrovo a camminare solo su una stradina nel mezzo della campagna inglese. L’ambiente è bucolico, il silenzio è rotto solo dal cinguettare degli uccelli e dal fischiare della brezza leggera che suggerisce la vicinanza del mare.

Dopo pochi minuti giungo in prossimità di una scogliera e davanti a me si apre uno scorcio di una bellezza e semplicità che mi disegnano un sorriso sulle labbra: il paesino si arrocca lungo una ripida pendenza che scende fino al mare e, sullo sfondo, una scogliera si staglia maestosa, delimitando una grande insenatura.

Tiro fuori la macchina fotografica, inizio avidamente a catturare le piccole sfaccettature di questo piccolo paesino e mi perdo nelle sue minuscole stradine. Giungo alla spiaggia e cammino un po’ verso la scogliera, comunque sempre troppo lontana per essere raggiunta. Passo ore a camminare da solo e ad apprezzare ogni piccolo dettaglio di questo segreto nascosto tra le onde del mare e le colline della contea di York, soddisfatto di aver raggiunto il mio obbiettivo.

Verso ora di pranzo trovo un pittoresco pub che ha una terrazza che si affaccia sulla baia e decido di fermarmi per mangiare qualcosa. Mentre ordino un ottimo fish and chips, ne approfitto e chiedo al barista di raccontarmi quello che sa sullo strano nome del paesino. Lui mi guarda sorridente e sorpreso, quasi a chiedersi se davvero abbia fatto quella domanda, e poi inizia a raccontarmi che ci sono diverse teorie sull’origine del nome. Secondo alcune leggende Robin Hood era scappato da Nottingham per un periodo di tempo ed era venuto a nascondersi esattamente in questa baia, per altri il nome Robin Hood si riferirebbe all’ancora più ancestrale spirito delle foreste nel quale credevano le popolazioni che abitavano l’isola prima della conquista da parte dei Romani.

In realtà, molto probabilmente, questo nome deriva dalla storia più recente del villaggio: durante il diciottesimo secolo, sembra che questa baia fosse utilizzata come rifugio da alcuni contrabbandieri, tra i più prolifici della contea. Questi, in un periodo in cui le tasse sui beni da commerciare erano elevatissime, rubavano whisky, tabacco, sale e altre merci di valore per poi rivenderle. Da qui il nome del bandito più famoso della storia inglese, colui che rubava ai ricchi per dare ai poveri.

Riprendo a camminare senza una meta tra le vie del paese e dopo non molto mi ritrovo su una stradina che porta verso una delle scogliere. Lungo il sentiero passo attraverso un piccolo boschetto che, in qualche modo, mi fa comprendere il perché un’antica cultura avesse potuto, secoli prima, credere in uno spirito della foresta. Tra gli alberi regna una pace surreale, i raggi del sole che sta ormai calando vengono filtrati dalle fronde e la luce assume delle forme strane, quasi ipnotizzanti.

Quando esco dal bosco mi ritrovo ad ammirare lo spettacolo della baia e del suo paesino dall’alto, illuminati dagli ultimi rossi raggi di sole della giornata. Mi siedo e osservo la sfera arancione che lentamente scompare oltre l’orizzonte e, a quel punto, so che è ora di tornare verso York.

Il sole non si vede più, ma il cielo è ancora illuminato dagli splendidi colori del tramonto, mentre io cammino verso la stazione.

Ai binari questa volta non sono solo. Trovo un anziano signore che, quando mi vede, mi saluta molto cortesemente, come se mi conoscesse, poi si risiede e rimane in silenzio. Mentre arriva il treno si gira un ultima volta a guardare Robin’s Hood Bay e mi dice “A bloody marvelous day, wasn’t it?” (una giornata fottutamente meravigliosa, non è vero?).

Senza aspettare risposta sale sul treno e lo stesso faccio io, pronto a continuare il mio viaggio, pronto a scoprire nuovi segreti nascosti su questa piccola grande isola.