In Costa basca per cavalcare onde

In Costa basca per cavalcare onde

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In Costa basca per cavalcare onde

Percorso a tappe da Milano all’oceano per raggiungere uno dei paradisi europei per surfisti

Testo e foto di Francesca Ferrario

Partire da Milano in macchina e raggiungere i Paesi Baschi è un viaggio da fare una volta nella vita. E’ facile da organizzare e lungo il percorso ci sono tante tappe meritevoli di essere viste. L’unico limite è il tempo a disposizione per percorrere i 1.300 km circa. Ma un on the road che si rispetti è un viaggio lento, un susseguirsi di fermate veloci e soste lunghe: quindi prendetevi tutto il tempo possibile, non resterete delusi. Noi abbiamo scelto di fare un paio di soste all’andate per poi farne almeno altrettante lungo il ritorno.
Cosi attraversato il confine con la Francia, ci siamo diretti verso Aix en Provence, famosa per le sue 200 fontane. Arrivati nella cittadina provenzale e lasciate le valigie in albergo ci siamo addentrati nel piccolo centro storico al tramonto, assaporando cosi la via principale, Cours Mirabeau, avvolti da un’atmosfera molto romantica.
È stato molto rilassante camminare tra le via della parte vecchia, costellata da meravigliosi palazzi d’epoca e le fontane, alcune delle quali finemente decorate. L’unico rammarico è non aver potuto seguire i percorsi dedicati a Cezanne, a cui Aix diede i natali, indicati da numerose targhe poste lungo la cittadina.

Ripresa la macchina, siamo ripartiti in direzione Tolosa, circa 400 km, di paesaggi mozzafiato. L’autostrada che attraversa la Camargue, è infatti affiancata prima dal Parc National des Cevennes e poi dai Pirenei sulla sinistra. E guardando proprio i Pirenei mi è venuto spontaneo pensare a uno dei miei sogni, magari da fare a cavallo: il Cammino di Santiago di Compostela, che passa proprio da queste parti, il cui simbolo, una conchiglia che si può trovare ovunque, indica la strada ai tanti viandanti coraggiosi che ogni anno si mettono in cammino.

Tolosa è una cittadina graziosa, il suo centro storico ha un certo fascino; e anche qui, come ad Aix ci son piazzette in cui è possibile mangiare all’aperto: il clima è perfetto per godersi le molte file di luci appese agli alberi, l’allegria della gente e un po’ di quella sana delicatezza francese. E se poi, tra un piatto e l’altro si sente il cinguettio delle rondini, allora mi sembra quasi di fare un passo indietro nel tempo, e di essere per una sera, uno dei tanti personaggi ritratti nei quadri di Cezanne. Avremmo voluto tanto visitare la fabbrica degli Airbus che qui ha la propria sede, ma purtroppo per vederla era necessario prenotare con largo anticipo. Cambiati i programmi abbiamo fatto cosi una deviazione a Lourdes. La zona adiacente al paesino dei tre pastorelli è ben tenuta e organizzata. Il paese in sé invece l’ho trovato caotico e molto turistico: tanti infatti sono gli alberghi per accogliere i fedeli e i pellegrini. Ma la cosa che mi ha infastidita è tutto il commercio che si crea sempre dietro a un luogo Santo, mercificazione e sfruttamento di un momento spirituale. Passino le centinaia di boccettine per raccogliere l’acqua santa, ma le taniche da un litro mi è sembrato eccessivo! Poco importa, sono qui per riflettere, pregare e lasciare andare via tanti pensieri pesanti e negativi. Emozionante è stata la visita alla grotta, così come sentire la serenità e il silenzio che permeava l’aria, interrotte ogni tanto dalle preghiere dei fedeli. Lasciata Lourdes, dopo altri 130 km, abbiamo raggiunto finalmente la nostra terza tappa: Biarritz, meta famosa per essere stata residenza di villeggiatura di molti reali, da cui il soprannome “la regina delle spiagge e la spiaggia dei re”. L’opulenza delle sue ville e l’introduzione nel 1960 della prima tavola da surf l’hanno definitivamente consacrata come meta ideale per passare le vacanze: da qui è infatti è facile raggiungere sia Hossegor (sede dei più importanti brand del surf) che San Sebastian, caratteristica cittadina basca.

Biarritz per me ha due anime opposte: una più aristocratica, il cui simbolo è l’incredibile e costoso albergo Hotel du Palais, che risale a metà del XIX secolo, e una più sportiva, frivola e libera, quella appunto dei surfisti. Infatti se a nord della Rocher de la Vierge si trova la parte più snob, a sud si trovano invece le tante scuole di surf e le centinaia di amanti della tavola in attesa dell’onda giusta da cavalcare. E proprio qui avrei voluto fare la mia prima lezione di surf. Purtroppo però non avevo messo in conto di non essere l’unica. Tutte le scuole avevano infatti chiuso le prenotazioni per tutta la settimana, e per realizzare il mio sogno avrei dovuto riprovarci a San Sebastian. Su consiglio di un amico, abbiamo dormito a Bayonne e ne siamo stati entusiasti. È una piccola cittadina, dal sapore tipicamente francese, il cui centro storico offre piacevoli sorprese, come i ristorantini in cui assaggiare lo jambon de Bayonne, tipico prosciutto crudo locale, gli chipirons, seppioline cucinate in diversi modi e, il gateau basque, un dolce farcito con la marmellata di ciliegie, il tutto favolosamente affacciati sul fiume Adour. Una piccola curiosità: è qui che i contadini inventarono la baionetta, coltello da caccia inserito all’estremità del fucile, quando, durante i conflitti del XVII secolo, rimasero con poca polvere da sparo e furono così costretti a confezionare delle lance di fortuna.

Dopo aver visto i dintorni di Biarritz e aver goduto dei molti chilometri di sabbia bianca, ci siamo spostati verso San Sebastian, Donostia in basco, ultima tappa marittima prima di approdare a Bilbao e proseguire, con un altro itinerario verso casa. Per raggiungere la cittadina spagnola abbiamo preso la Corniche Basque, un’imperdibile provinciale panoramica da cui si possono godere viste mozzafiato. Amo le scogliere e quelle coste un po’ tormentate, amo l’oceano più del mare, amo quella sensazione di forti contrasti che si respirano fissando l’orizzonte: le onde alte, le correnti, il vento e quella sensazione di libertà totale che però ha sempre una vena di solitudine e malinconia. È energia pura, è forza, è un legame con la natura che sento fortissimo e che luoghi come questi hanno il potere di risvegliare e sollecitare, trascinandomi dentro gli angoli più profondi della mia anima. Potrei stare qui per mesi interi a scrutare l’infinito, ma la prossima tappa, ahimè, ci attende.

San Sebastian è una cittadina davvero molto bella, ha una parte vecchia e una nuova, entrambe interessanti. Dal 2016 è una delle capitali europee della cultura, per i suoi numerosi festival cinematografici e musicali e se vi capita, come è successo a noi, di essere in città durante la Semana grande, ovvero quella del 15 agosto, potrete essere presi letteralmente a bastonate (non allarmatevi, son fatte di leggerissima plastica e son innocue) da pupazzi giganti che camminano lungo le vie della città vecchia. San Sebastian ha una delle baie urbane più belle al mondo: la Kontxa, una spiaggia lunga due chilometri, delimitata dal monte Igueldo a sud e il monte Urguell a Nord. Se invece si vuole surfare, è indispensabile andare alla spiaggia de La Zurriola, un golfo più esposto all’oceano e in grado di garantire favolose onde tutto l’anno (i più coraggiosi, surfano anche d’inverno con la neve). Ed è proprio qui che finalmente ho preso la mia prima long board (tavola lunga), ovviamente nel giorno peggiore di tutta la settimana. Pioggia e vento hanno reso le onde più difficili e cattive e la lezione è stata un susseguirsi di emozioni forti: paura e stupore, adrenalina e stanchezza, equilibrio e tensione. In definitiva un’esperienza fantastica tanto che avrei continuato asurfare per tutto il giorno ma né il clima né la forza del mare lo permettevano. E in fondo meglio cosi, perché sono andata alla scoperta della città: molto infatti offre la parte vecchia, un suggestivo dedalo di vicoletti in cui trovare la Basilica di Santa Maria, la piazza della Costituzione, il mercato e una serie di locali in cui assaggiare i tipici pintxos, la versione basca delle tapas. Usciti dal centro storico abbiamo fatto una passeggiata lungo la baia della Kontxa, fino ad arrivare alla Peine del Viento (pettine del vento), dove si trova il famoso complesso artistico di Eduardo Chillida: tre opere scultoree in acciaio di diverse tonnellate ciascuna. Da ultimo consiglio una passeggiata sul monte Igueldo, sulla cui cima si gode la miglior vista panoramica della città ed è raggiungibile col servizio di funicolare attivo dal 1912. Insomma San Sebastian è, in definitiva, una delle scoperte più belle di questa prima parte e sicuramente ci tornerò per passarci un’intera estate da dedicare tutta al surf e al divertimento. Per quest’anno metto via la tavola, e in attesa dell’onda giusta da domare, mi rimetto in marcia, alla scoperta di tante altre tappe affascinanti che mi aspettano lungo la strada.