Pedalata siracusana

Pedalata siracusana

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Pedalata siracusana

Sette chilometri in bici costeggiando il mare lungo il tracciato di una ferrovia dismessa che collegava Siracusa a Targia

 

Testo e foto di Patrizia Cicini

Chi va a Siracusa visita lo splendido borgo di Ortigia, il Duomo, la fonte Aretusa e il Castello di Maniace. Ci va per perdersi nei meandri delle Latomie e per salire sulle gradinate del Teatro Greco, dove i cultori del dramma antico possono assistere in una cornice unica alle rappresentazioni dei classici di Eschilo, Euripide, Sofocle e Aristofane. Ma pochi, veramente pochi, sanno che a Siracusa c’è un altro gioiellino che vale la pena di scoprire.

Frastornati dalla bellezza dei luoghi, prigionieri in una dimensione che oscilla tra l’arte greca e il barocco siciliano, è difficile accorgersi che, proprio di fronte all’ingresso delle Latomie, inizia il tratto sterrato di una panoramica pista ciclopedonale che seguendo la costa arriva quasi fino a Targia. La pista, realizzata nel 2008, è stata intitolata a Rossana Maiorca, figlia di Enzo, famoso recordman di immersioni in apnea e anch’essa campionessa nella stessa specialità sportiva, scomparsa a soli 45 anni.
Più che per fare sport, questa pista è un suggerimento per una tranquilla pedalata adatta a bambini, ragazzi e adulti.
Con i suoi circa 7 km di lunghezza collega, a pettine, una sequenza di sentieri verso un mare che l’assenza di spiagge fa sembrare ostile ma che subito dopo ti avvolge con il suo azzurro intenso e rassicurante.
Questo sentiero, che oggi è una pista ciclabile dal fondo battuto e bianco da abbagliare, fino a qualche decennio fa era il primo tratto della linea ferroviaria che collega Siracusa a Catania e poi a Messina, e che la realizzazione di una moderna galleria a Targia ha mandato in pensione il 21 giugno 1998, a soli 127 anni.
Paladini della memoria del suo glorioso passato ferroviario, sono i portali e i pali che sostenevano il cavo della corrente elettrica che alimentava il treno e che oggi, austeri e orgogliosi, sembrano custodire il cammino e lo illuminano. Testimoni sono anche i resti di un telefono e di un semaforo. Timidi e discreti, si notano poco, ma ancora resistono al tempo.
La pista parte dall’ex passaggio a livello Santa Lucia e procedendo verso Targia, si attraversano resti delle mura dionigiane e cave di pietra di epoca greca con blocchi appena sbozzati. Il mare fa sempre da sfondo e in alcuni tratti del percorso si possono ammirare lo scoglio dei Cappuccini (detto anche del Carabiniere), lo scoglio Due Fratelli e la splendida tonnara Santa Panagia, ormai abbandonata, adagiata su una costa con scenari di rara bellezza: grotte, spiagge sabbiose, antichi fiumi, macchia mediterranea, saline che offrono riparo a volatili provenienti da tutto il mondo, il piccolo golfo dove i greci avevano costruito il porto del Trogilo e in lontananza la nota stonata del polo petrolchimico di Priolo che ha cancellato Marina di Melilli e deturpa da decenni questo tratto di costa. Si estende per chilometri ed è tagliato dalla linea ferroviaria. È un desolante paesaggio quello offerto dai finestrini del treno che ci mette diversi minuti ad attraversarlo tutto.
E una lieve delusione, niente di paragonabile a quanto appena descritto, ci aspetta anche al termine della pista, dove un groviglio di piante, cresciute attorcigliandosi le une con le altre e sulle altre, si è riconquistato il suo territorio, lo stesso dal quale i treni, che percorrevano le linea ferroviaria, l’avevano tenuto lontano.
Non ci resta che girare la bici e, sistemato il mare a sinistra, iniziare il ritorno verso Siracusa (di seguito segnaliamo altre curiosità da non perdere visitando la città), magari con una sosta intermedia e un tuffo in quell’azzurro intenso che ha accompagnato la nostra passeggiata.

L’area del Plemmirio e il Castello Maniace

La giornata non sarebbe completa senza la visita alla sede dell’Area Marina Protetta del Plemmirio (http://plemmirio.eu/area-marina/la-sede/), ospitata nel suggestivo Castello Maniace, punta estrema del centro storico di Siracusa. Qui si trova un moderno laboratorio e il Molo didattico per le attività di educazione ambientale. Nell’area marina protetta, per la quale gli accessi sono regolamentati, si possono osservare grandi pesci pelagici come tonni, ricciole, squali e dei mammiferi marini come delfini, balene e capodogli. E’ un tratto di costa ricco di grotte emerse e sommerse, cavità, sifoni. Dai suoi fondali sono stati inoltre recuperati numerosi reperti archeologici di varie epoche e civiltà, molti dei quali sono custoditi nel museo Paolo Orsi di Siracusa.

Gli spettacoli al Teatro Greco

Ogni anno tra metà maggio a metà giugno al Teatro Greco di Siracusa si può assistere alla rappresentazione di due tragedie greche, a sere alterne (www.indafondazione.org). Le rappresentazioni iniziano nel tardo pomeriggio, quando il sole è ancora alto e fa caldo, e si concludono nella prima serata quando è notte e fa freschetto (sempre meglio portarsi un maglioncino). È un’emozione sedersi negli stessi posti dove più di 2000 anni fa sedevano gli antichi Siracusani per vedere proprio quegli spettacoli, magari in un’altra lingua e con altri costumi, ma sempre così terribilmente attuali.

Il mercato a Ortigia

Alle porte di Ortigia, l’isolotto unito alla terraferma da tre ponti, che è la parte più antica e caratteristica della città, tutte le mattine dalle sette alle quattordici vicino al tempio di Apollo si trovano le colorate bancarelle del mercato di Siracusa, dal pesce alla frutta, dai formaggi alle spezie alla frutta secca. Non è grande, ma pieno di sapori mediterranei.

 

Le Latomie dei Cappuccini

Le Latomie sono le cave di pietra e quella dei Cappuccini è tra le più grandi nella provincia di Siracusa. Al tempo degli antichi greci erano utilizzate per stipare all’interno i prigionieri di guerra, una sorta di carcere. Alla fine del Cinquecento la latomia fu annessa al convento dei frati dai quali prese il nome. Oggi è un giardino ipogeo, con una sequenza di antri, piccole grotte e passaggi da scoprire. C’è anche un piccolo teatro con una cornice stupenda per ogni tipo di rappresentazione. È un posto incantevole ed è facile, se si capita nel periodo giusto, assistere davvero a qualche spettacolo.

L’ipogeo di Piazza Duomo

Al disotto di piazza Duomo si sviluppa un articolato percorso di cavità artificiali sotterranee (ipogeo), che va dal Duomo alla marina. Vi si accede da una piccola apertura sul muro perimetrale del giardino dell’Arcivescovado, e attraverso una discesa ci si immette in un groviglio di gallerie e cunicoli originariamente dell’età greca e successivamente ampliati per essere utilizzati come rifugio antiaereo.

Il percorso si snoda lungo una galleria principale, che dalla piazza Duomo raggiunge il Foro Italico della Marina, su cui confluiscono altri passaggi sotterranei minori, uno dei quali trova sbocco nella grande cisterna sottostante il Palazzo Arcivescovile, costruita dal Vescovo Paolo Faraone (1619-1629).