Ad Arles sulle orme di Van Gogh

Ad Arles sulle orme di Van Gogh

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Ad Arles sulle orme di Van Gogh

Anche se alcune ambientazioni sono cambiate e a volte in parte artefatte, è ancora possibile ritrovare i luoghi, le atmosfere e i colori delle opere realizzate in Provenza dall’artista olandese

 

A cura della Redazione

 

Vincent Van Gogh soggiornò ad Arles 444 giorni, dal febbraio 1888 al maggio 1889. Qui produsse circa duecento quadri, cento disegni e acquarelli e scrisse duecento lettere, ma delle sue opere ad Arles non ne rimase neanche una. Anche la famosa casa gialla di place Lamartine, da lui abitata e dove dipinse la sua stanza e i girasoli, è stata distrutta da un bombardamento nel 1944.

Alcuni angoli della città, che con il tempo sono stati demoliti o avevano perso parte della loro identità, sono stati rimodellati per essere più simili a quelli rappresentati nei quadri. È il caso del caffè Boeuf in place du Forum, che oggi ha preso il nome dell’artista (Cafè Van Gogh). Come nel dipinto La terrazza del caffè di sera, la facciata e la grande tenda sopra i tavolini sono stati tinteggiati di giallo per ricreare le stesse tonalità del quadro. L’edificio, anch’esso lesionato dai bombardamenti è stato in gran parte ristrutturato.

Non esiste più neppure il ponte di Langlois, più volte ritratto dall’artista. Nel 1930 venne sostituito da un ponte in cemento, poi distrutto nel 1944 da un bombardamento. Fu ricostruito nel 1988 sullo stesso canale ma tre chilometri più a valle rispetto alla città e ha cambiato anche nome. Oggi si chiama Pont Van Gogh e non più Langlois, che era il nome del guardiano incaricato ad azionarne il funzionamento. La struttura del ponte, l’atmosfera e i colori ricordano quelli del dipinto, ma osservandolo con attenzione ci si accorge che il paesaggio non è lo stesso.

Sono invece rimasti più o meno invariati il viale della necropoli romana, Les Alyscamps, dipinto da Van Gogh e da Gauguin, e il chiostro dell’Hotel Dieu (l’ospedale dove fu ricoverato Vincent quando si tagliò una parte di orecchio e che oggi ospita la Fondazione Van Gogh), rappresentato nell’opera Le jardin de la Maison de Santé.

Ma è soprattutto nelle campagne attorno ad Arles che è possibile ritrovare i paesaggi inondati di luce che ispirarono molte opere dell’artista, con gli stessi contrasti e le stesse variazioni cromatiche che nei giorni estivi assolati offrono i campi di grano e di lavanda, i papaveri, gli iris, i girasoli, le vigne e le piante di ulivo. Analoghe sensazioni (quelle di trovarsi dentro a un quadro di Van Gogh) si possono provare davanti all’Abbaye de Montmajour (abbazia a quattro chilometri a Nord di Arles) e a Saintes Maries de la Mer in Camargue (allora villaggio di pescatori, oggi località balneare turistica), altri luoghi frequentati e ritratti dal pittore. Oppure visitando il manicomio Saint Paul de Mausole a Saint Rémy de Provence, dove fu ricoverato dal maggio 1889 a giugno 1890.

Ad Arles è possibile ritrovare tracce della presenza di Van Gogh seguendo liberamente un percorso pedonale in dieci tappe (Circuit Van Gogh), contrassegnato da pannelli che ne ricordano le opere e sono posti nei punti in cui probabilmente l’artista aveva posato il cavalletto. Potete chiedere la mappa al Ufficio del turismo, in Boulevard des Lices o scaricarla dal loro sito http://www.arlestourisme.com/assets/files/pdf/patrimoine/circuit_van_gogh.pdf.

Il circuito comprende anche una visita alla Fondazione a lui intitolata, all’Espace Van Gogh (l’antico ospedale Hotel Dieu, al 35 di rue du Docteur Fanton) e al museo di belle arti Reattu, al numero 10 di rue du Grand Prieuré, che conserva alcune lettere originali scritte da Vincent a Gauguin.

Una iniziativa analoga a quella presa dall’Ufficio turismo di Arles è stata presa anche dal comune di Saint Remy de Provence. Qui il percorso pedonale è di circa tre chilometri e i pannelli che riproducono e descrivono le opere sono 21.

 

Una città ricca di storia che ama i tori e la fotografia

Come scriveva, in una sintesi perfetta, Dante nel nono canto dell’Inferno “ad Arli, ove Rodano stagna”, Arles sorge nel punto in cui inizia il delta del Rodano. Qui il fiume si divide in due rami che racchiudono una vasta distesa (la Camargue), formata per un terzo da laghi e paludi abitati da fenicotteri rosa e da altre 400 specie di uccelli. L’area, che tecnicamente potrebbe essere considerata un’isola contornata dalle acque del fiume e a Sud dal Mediterraneo, ha ampie zone coltivate e oasi naturalistiche, dove tra canneti, salici e tamerici pascolano liberamente cavalli e tori.

Per questa sua strategica posizione geografica in epoca romana divenne una delle più importanti città della Gallia e, sotto Costantino, capitale della prima provincia dell’Impero. Ruolo che è testimoniato da numerosi resti e monumenti come l’imponente e ben conservato anfiteatro (Les arenes), al centro della città, che fu costruito alla fine del primo secolo d.C. per gli spettacoli dei gladiatori e ancora oggi è in grado di ospitare 20mila spettatori per manifestazioni simili (le corride). Altre testimonianze dell’epoca sono il Theatre Antique, una costruzione a semicerchio, oggi spazio estivo per concerti all’aperto, i resti delle Terme di Costantino, lungo il fiume, e quelli della necropoli Les Alyscamps (i campi elisi), che si raggiunge percorrendo un tranquillo viale alberato che costeggia l’antica cinta muraria romana. Tra le varie tombe, in gran parte anonime, quella di San Genesio e dei morti di una battaglia tra Carlo Magno e i saraceni. Per queste presenze il cimitero è citato nella Divina Commedia da Dante (Inferno, nono canto, verso 112) e dall’Ariosto nell’Orlando furioso.

Anche nel Medioevo Arles mantenne un ruolo importante nella regione per la sua centralità nel mercato del grano, per i cantieri navali e per il porto, che per il notevole traffico fluviale interno contendeva quasi alla pari il primato a quello di Marsiglia.

Della città medioevale oggi resta l’impianto urbanistico, con un centro molto compatto di vie strette che si aprono improvvisamente in spaziose piazze, come la Place de la Republique, in cui si possono ammirare le stupende decorazioni scultoree del portale della Cathedrale Saint Trophine (XII secolo, stile romanico provenzale), raffiguranti il Giudizio Universale. All’interno della chiesa è visitabile anche un pregevole chiostro gotico romanico. Nella stessa piazza, a lato della cattedrale, il seicentesco e suntuoso palazzo municipale (Hotel de ville). A pochi passi dalla piazza, in rue de la République 66, è consigliabile una visita alla Boulangerie Soulier, un panificio-pasticceria molto popolare, per assaggiare la fugasse aux olives, una focaccia provenzale gustosa e saporita.

Dopo la rivoluzione del 1789 e il passaggio della Provenza alla Francia, la supremazia territoriale passò ad altre città come Aix en Provence, Avignone e Marsiglia. Poi arrivò la ferrovia che allontanava Arles dai tracciati delle grandi linee, isolandola e per la città iniziò un inesorabile declino. Quando a fine Ottocento Vincent Van Gogh arrivò ad Arles (forse anche perché quel giorno la neve aveva coperto tutto il paesaggio e soffiava un pungente vento di maestrale), la trovò spenta e depressa. Tanto che in una lettera al fratello Theo la paragonerà ad alcuni paesi grigi del Nord belga. Poi cambierà idea e scriverà di amare quel posto, “per la luce, per i colori e per la bontà dei suoi abitanti”, contrariamente a Gauguin che lo disprezzava, “per lui è la città più sporca del Sud” (lettera del 3 febbraio 1889).

Ancora oggi, in alcune stagioni Arles sembra una città dormiente, poco vivace e conservatrice, che si rianima solo per il mercato del sabato lungo il boulevard de Lices. Mercato di fiori e di spezie, di carne e di pesce, di miele, lavanda e prodotti regionali come l’olio d’oliva, le salsicce di Arles (anatra, maiale e spezie), il riso della Camargue, i formaggi di pecora della Crau o i saponi di Marsiglia.

Ma tutto cambia da Pasqua a metà settembre, sia per gli spettacoli di tauromachie, Les Ferias d’Arles (con le corride nell’arena e le strade del centro animate dal passaggio dei tori) che per i numerosi eventi organizzati per i Rencontres d’Arles, uno dei maggiori festival di fotografia contemporanea del mondo.

E a proposito di fotografia, Arles sembra puntare molto su questa forma artistica per incrementare il turismo. A Sud della città la Fondazione Luma sta infatti realizzando il grande progetto del Parc des ateliers (un investimento statale di 15 milioni di euro), che sarà completato nel 2018. In un’area di circa dieci ettari, in passato sede di officine ferroviarie, si stanno trasformando enormi capannoni in nuovi spazi espositivi, dove sarà collocata anche la Scuola nazionale di fotografia. Il programma prevede inoltre lo sviluppo di analoghe iniziative ad Avignone, Nimes e Marsiglia, con l’intento di creare una rete, una specie di sistema museale sparso nella Regione, che avrà il suo centro proprio ad Arles. È un modo di valorizzare il territorio attraverso una sinergia istituzionale tra Stato, Regione, Dipartimento e Città, appoggiata anche da investitori privati come Fondazione Luma, che non viene vissuto dagli arlesiani come elemento calato dall’alto. Un sistema che noi italiani non abbiamo ancora imperato a sviluppare.

 

Il ricordo di una ultracentenaria arlesiana

Nel 1888 quando era ancora bambina incontrò Van Gogh nel negozio di suo padre e lo descrive come “sporco, mal vestito e sgradevole”. Lo incrocerà altre volte per strada mentre si avviava con il suo cavalletto, i suoi colori e quel cappello con le candele per disegnare quando la luce calava e il giudizio non sarà più indulgente. Una volta la fermò e le chiese del denaro per continuare a dipingere. E nonostante lo ritenesse un uomo “brutto, trasandato e consumato dall’alcol” gli diede dei soldi.

Questi episodi furono raccontati da Jeanne Louise Calment nel 1988, quando alcuni giornalisti arrivati ad Arles per le celebrazioni del centesimo anniversario della presenza in città di Van Gogh, vollero intervistare la sola persona ancora in vita tra quelle che lo avevano conosciuto.

La Calment era nata ad Arles il 21 febbraio del 1875 e morirà nella sua città natale il 4 agosto del 1997. Visse 122 anni e 164 giorni e ancora oggi detiene il record dell’essere umano più longevo di cui si abbia avuto notizia certa. Anche se in tutta la sua esistenza non svolse mai un lavoro (la sua famiglia era benestante), condusse una vita estremamente attiva: si sposa nel 1896 e due anni dopo avrà una figlia (che morirà a soli 36 anni), a cento anni andava ancora in bicicletta e fumò fino a 118 anni.

Oltre ad aver incontrato Van Gogh, partecipò con i genitori ai funerali di Victor Hugo (1885), conobbe il poeta premio Nobel Frederic Mistral e Josephine Baker. Nel 1990, a 114 anni, recitò in un film canadese sulla vita di Van Gogh, interpretando se stessa e nel 1995, sebbene quasi cieca, sorda e relegata su una sedia a rotelle, incise un CD (Maîtresse du temps – La signora del tempo), in cui racconta la propria vita su una colonna sonora rap. Ora riposa nel Cimetière de Trinquetaille, che si trova nell’omonimo quartiere di Arles.