La Provenza del Petrarca in quattro tappe

La Provenza del Petrarca in quattro tappe

La Provenza del Petrarca in quattro tappe

Viaggio nella regione del Vaucluse
alla ricerca delle tracce lasciate dal poeta errante che qui ha vissuto dal 1312 al 1353

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Secondo alcuni il termine provincia, da cui ha origine Provenza, deriva dal latino pro (prima) e vincere, cioè prima terra conquistata. Per altri pro è da intendere come “al posto di” e la parte vinc deriva da vincire, in latino “legare” (la stessa origine del termine “vincolo”); per cui il significato etimologico di provincia sarebbe giuridico e simile alla definizione di pro-console, cioè: “luogo in cui tramite un rappresentante si esercita un controllo, un legame”.

Alla Provenza si adattano entrambi le interpretazioni, perché fu il primo territorio oltre le Alpi ad essere conquistato dai romani e ad avere un governo locale controllato da quello centrale. Comunque il primo ad essere chiamato provincia, poi, per distinguerlo dalle altre province che si aggiunsero, gli associarono il termine “Narbonnaise”, dalla città più importante, Narbona.

Oggi la Provenza è una regione storica della Francia sud-orientale ma non costituisce un’unità geografica, perché racchiude territori diversi per natura del suolo e morfologia: la zona costiera, quella montana delle Alpi e la vallata del Rodano. Dal punto di vista amministrativo la regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra (Provence-Alpes-Côte d’Azur) è suddivisa in sei dipartimenti (la Francia ne conta 101) e tra questi il Vaucluse è quello che più interessa il percorso alla ricerca delle tracce lasciate da Petrarca, che qui ha vissuto dal 1312 al 1353, alternando lunghi soggiorni a viaggi in Europa e continui spostamenti tra la Francia e l’Italia.

Il Vaucluse (sulle targhe delle auto è rappresentato dal numero 84) è delimitato a ovest dal Rodano e a sud dalla Durance. La vetta più alta è il Monte Ventoso (Mont Ventoux, 1.912 metri) e ai suoi piedi si stende la pianura del Comtat che finisce a Sud con la catena dei monti del Luberon, parco nazionale protetto dall’Unesco. A nord e a sud la catena (la cui quota massima è di 1125 metri) è bordata dalle splendide vallate dei fiumi Calavon e Durance. Le gole incassate percorse da limpidi corsi d’acqua, la garrigue (macchia mediterranea), le foreste di cedri e di querce, le falesie di terra d’ocra (a Roussilon e a Rustrel) e i campi che alternano il viola della lavanda al giallo della senape, rappresentano scenari formidabili per escursioni a piedi o in bicicletta (sul sito www.grande-traversee-alpes.com troverete itinerari e informazioni pratiche per visitare i campi di lavanda, periodo di fioritura compreso). Ma il paesaggio è anche frutto di secolari attività, ancora praticate con i metodi di un tempo: olio, vino (qui hanno ambientato il film “Un’ottima annata” con Russell Crowe), miele e frutta candita vengono lavorati e poi esposti in piazza nei marché paysant, così chiamati perché la vendita è curata dagli stessi produttori.

Le principali città, oltre al capoluogo Avignone, sono Apt, Carpentras, Cavaillon, L’Isle-sur-la-Sorgue, Orange, Pertuis et Bollène. Gran parte di questo territorio, dopo alterne vicende di dominio da parte dei duchi di Borgogna e di Tolosa, nel 1229 divenne possedimento papale e solo dopo la rivoluzione del 1789 venne annesso alla Francia. Tutto il periodo trascorso dal Petrarca in Provenza è quindi influenzato, non solo dal punto di vista amministrativo, dalla presenza del papato nella cosiddetta “cattività avignonese”, che lo stesso Petrarca paragonerà a quella vissuta dal popolo ebraico durante la cattività babilonese (587 aC-517 aC).

Il percorso del Petrarca è stato sintetizzato in quattro tappe: Avignone, Fontaine de Vaucluse, Carpentras e Mont Ventoux.

 

Avignone

Nel 1303 lo scontro tra il potere spirituale della Chiesa e quello temporale di re e imperatori si fa duro. Bonifacio VIII, il primo papa a farsi rappresentare in statua e dipinti da vivo, viene sequestrato ad Anagni (dove il papa era nato e aveva una residenza) da Giacomo Colonna e Guglielmo di Nogaret (un emissario di Filippo IV detto “il bello”), con l’intento di far ritirare la bolla da poco emessa da Bonifacio, che scomunicava il re francese. Gli anagnini insorgono e liberano il papa, che ritorna a Roma e muore un mese dopo, forse per le conseguenze dello sgarbo subito. Gli succede Benedetto XI, che solo otto mesi dopo morirà in maniera improvvisa e sospetta (per una indigestione di fichi, forse avvelenati da agenti del Nogaret), lasciando il seggio a Clemente V, che non verrà mai in Italia. Nato a Bordeaux, porta il papato ad Avignone e sopprime l’Ordine dei templari.

Due anni dopo, nel 1311, ad Avignone si sposta anche il padre del Petrarca che lavorava come notaio al servizio del papa. Nei primi anni la famiglia si stabilisce a Carpentras, poi, terminati gli studi, Francesco ritorna ad Avignone. Qui incontrerà Laura nella chiesa di Santa Chiara e con lei scoprirà le bellezze della campagna del Vaucluse. Passeggerà sulle sponde del Rodano, che attraverserà sul lungo (900 metri) ponte Saint Bénezet di 22 arcate (oggi ne restano solo quattro, le altre sono state distrutte da una piena del fiume nel 1600), fermandosi al terzo pilone per una visita alla piccola chiesetta di Saint Nicolas e per vedere la torre bianca che Filippo il Bello sta costruendo dall’altra parte del fiume per tenere d’occhio il papa.

Quando il Petrarca arriva ad Avignone il Palazzo dei Papi è ancora in costruzione. Sarà completato solo nel 1370 e reso imponente da dodici torri. Per le sue dimensioni (15mila metri quadrati) diventerà il più grande palazzo gotico d’Europa e dal 1309 al 1377 ospiterà sette papi e quattro antipapi. Oggi molte sale sono vuote ma è ancora possibile visitarne una ventina, oltre al cortile, il chiostro, le cappelle di Saint Jean e Saint Martial, e la grandissima Sala Banchetti, testimone di una vita di corte opulenta (documenti dell’epoca descrivono l’allestimento di un banchetto per la nomina di Papa Clemente VI con 118 buoi, 1.033 pecore allo spiedo, 1.195 oche, 7.428 polli, 50.000 torte, 39.980 uova e 95.000 forme di pane). I grandi affreschi presenti in alcune sale rendono tuttavia l’idea di come doveva essere il palazzo ai tempi del suo splendore. Alcune visite guidate (le più costose, 24 € contro gli 11 della tariffa d’ingresso con audioguida) vi porteranno alla scoperta di angoli normalmente non visitabili: torri segrete, camminamenti sul tetto, grandi terrazze e persino gli alloggi privati dove i papi tenevano nascoste le amanti.

Accanto al Palazzo dei Papi, vale una visita anche la cattedrale di Notre Dame des Doms, edificio romanico del XII secolo. All’interno, tra cappelle barocche aggiunte nel 1600, tracce degli affreschi eseguiti da Simone Martini nel1300, un ben conservato esempio di arte macabra medioevale (l’Incontro dei tre morti e dei tre vivi), risalente al 1200 e il pregevole mausoleo gotico di Giovanni XXII, il Papa che istituì il tribunale della Sacra Rota e contrastò i movimenti pauperistici dei francescani e degli umiliati. Per descrivere quel periodo di controversie religiose, Umberto Eco scelse di ambientare le vicende de “Il nome della rosa” proprio all’epoca del pontificato di Giovanni XXII.

Nel 1403 Benedetto XII, l’ultimo dei cosiddetti anti-Papi, trasformò Avignone in una città fortificata, circondando completamente il centro storico con quattro chilometri di mura, 39 torri e sette porte di ingresso.

Una passeggiata all’interno delle mura, oltre alla zona della cattedrale e del Palazzo dei Papi, ci farà scoprire vecchie case, chiese e palazzi gotici, piazze e piazzette con tanti bar e ristoranti, e affascinanti vie con pittoreschi angoli. Tra queste, da non perdere, Rue des Teintures, che costeggia il fiume Sorgue, con i suoi platani secolari, i vecchi mulini a pala e le passerelle per entrare alle case. Non troverete le fabbriche di seta indiana, scomparse a metà Ottocento, che hanno dato il nome alla via ma altre curiosità come la cappella dei penitenti grigi (ne esistevano di vari colori: neri, bianchi, viola, rossi) che ospita l’ultima confraternita delle sette che operavano in città e il Convento des Cordeliers, dove si trova la tomba di Laura, musa del Petrarca.

Tracce di Laura le troviamo anche su una targa affissa sulla parete di un teatro nella zona del vecchio mercato, che ricorda il luogo dove, il 6 aprile 1327, avvenne il primo incontro tra Francesco e Laura, in quella che allora era la chiesa di Santa Chiara nell’antico convento di suore Clarisse. Della chiesa rimane solo una piccola cappella, oggi utilizzata dal teatro come sala minore (50 posti), specialmente durante il Festival di Avignone, l’evento più importante della città. Si svolge nelle ultime tre settimane di luglio nelle piazze, nelle vie del centro storico e in qualunque spazio che possa contenere almeno trenta persone. In quei giorni si contano circa mille rappresentazioni teatrali.

 

Fontaine de Vaucluse

La sorgente del Sorgue, il corso d’acqua che attraversa Avignone prima di confluire nel Rodano, è a Fontaine de Vaucluse, 30 km a Sud Est del capoluogo. Si trova ai piedi di una spettacolare parete rocciosa, in una valletta boscosa e a poche centinaia di metri dalla piazza centrale del villaggio.

Con una portata media totale di 630 milioni di metri cubi di acqua (varia da 22 a 90 metri cubi al secondo, in relazione alla stagione), la fonte è, per capacità, una delle maggiori del mondo. La sorgente, una fenditura conica nella roccia, è l’unico punto di uscita di un bacino sotterraneo carsico di 1100 km² che raccoglie le acque del Mont Ventoux, dei monti di Vaucluse e della montagna di Lura. Il punto più basso del sifone è a meno 308 m di profondità. La sorgente è impetuosa in primavera e in autunno e forma un piccolo lago di un intenso colore azzurro che sfuma nel verde della riva, ombreggiata da platani secolari. L’accesso alla sorgente è gratuito e aperto tutti i giorni dell’anno.

Quando il fiume arriva in paese le acque sono limpide e tranquille ma la portata d’acqua è comunque tanto imponente da far funzionare un’antica cartiera, che è visitabile e in cui è possibile vedere le varie fasi della lavorazione di una carta tipica provenzale, realizzata a mano e decorata con foglioline e petali di fiori inseriti direttamente nell’impasto. Ai tempi del Petrarca questa zona era una campagna povera e quieta. Qui veniva per ammirare il gioco delle acque, le “chiare, fresche e dolci acque”, rilassandosi e struggendosi per la sua Laura.

Fontaine de Vaucluse oggi è un borgo romantico, con le sue viuzze tranquille, nonostante le molte presenze di turisti, i resti del trecentesco Castello dei Vescovi di Cavaillon (che spesso hanno ospitato il Petrarca) e la gradevole chiesa medievale di Saint Veran, in stile romanico provenzale.

A Petrarca il paese deve la sua fama e a lui ha dedicato un museo e una colonna eretta nel 1804 nel cinquecentesimo anniversario della nascita. A Petrarca e Laura è dedicato anche un ristorante che si trova sulla piazza della colonna. Menù per turisti ma potrete assaggiare ottime trote fresche pescate nel Sorgue in un piacevole cortile alberato sulla riva del fiume.

 

Carpentras

Carpentras è una città ricca di antiche vestigia romane, con il primo arco di trionfo (l’Arc Romain, del primo secolo d. C.), voluto da Augusto, dove sono rappresentati i barbari sottomessi al giogo. Alle spalle dell’Arco c’è il più importante monumento cittadino, la Cattedrale di Saint Siffrein (del 1400, in stile gotico). Sul lato Sud, una porta laterale (Porte des Juifs) è sormontata da una curiosa scultura di topi che mangiano una palla (la “boule aux rats”) e rappresenta il mondo divorato dal peccato e delle eresie.

La chiesa si affaccia sulla bella Place De Gaulle, che ospita anche il seicentesco Palais de Justice. Nei pressi è possibile visitare la Sinagoga. Costruita nel 1367, è la più antica in Francia.

Carpentras, che dal 1309 al 1312 è stata sede papale (in attesa che terminassero i lavori del palazzo di Avignone) è oggi una tranquilla cittadina di provincia di circa 30mila abitanti, che si anima il venerdì, giorno di mercato. Mercato contadino e artigianale, ricco di colori, profumi e sapori (specialità stagionali sono le fragole e i tartufi). Si svolge nel centro cittadino, sotto i platani di viale Jean Jaurès e ha origini antiche: fu citato in una bolla papale del 1500.

A Carpentras passa la sua infanzia Francesco Petrarca, dal 1311 al 1317, e qui, per la prima volta a contatto con testimonianze dell’impero romano, nasce la nostalgia poetica di un passato imponente e trionfale: la sua passione romantica, termine che deriva appunto da Roma-antica.

 

Mont Ventoux

“Oggi, spinto dal solo desiderio di vedere un luogo celebre per la sua altezza, sono salito sul più alto monte di questa regione, chiamato giustamente Ventoso”. Così inizia il racconto della sua ascesa al Mont Ventoux, intrapreso dal Petrarca il 26 aprile del 1336. Il primo reportage di alpinismo nella storia.

Con il fratello e due servitori partono dal borgo di Malaucene e raggiungono la vetta alta 1.912 metri, da dove possono ammirare un ampio panorama: “I Pirenei, che sono di confine tra la Francia e la Spagna, non si vedono di qui, e non credo per qualche ostacolo che vi si frapponga, ma per la sola debolezza della nostra vista; a destra, molto nitidamente, si scorgevano invece i monti della provincia di Lione, a sinistra il mare di Marsiglia e quello che batte Acque Morte, lontani alcuni giorni di cammino; quanto al Rodano, era sotto i nostri occhi.”

Oggi una strada asfaltata collega il borgo alla vetta. È quella percorsa dai ciclisti del Tour e come non ricordare i trionfali arrivi di Eros Poli nel 1994 (autore di una fuga di 171 km in solitaria) o di Marco Pantani nel 2000 ma anche la tragica morte del britannico Tommy Simpson, che nell’edizione del 1967, fu stroncato da un infarto a 2 km dall’arrivo. Il Tour de France, edizione 2016, vi farà tappa il 14 luglio.

Il monte domina il territorio circostante con la sua cima di roccia calcarea bianca, sulla quale, dal 1882, svetta un osservatorio meteorologico. Per l’ampia varietà di vegetazione, dovuta a una pronunciata diversità climatica, e per le sue particolarità geologiche, il monte Ventoso è stato classificato Riserva di Biosfera dall’Unesco.

Per chi vuole affrontare la salita a piedi, come fece Petrarca (ma scegliete una stagione più calda), i sentieri migliori partono dai borghi di Bedoin e di Malaucéne. Gli uffici del turismo dei due paesi sono aperti da giugno a settembre e forniscono tutte le informazioni sui percorsi. È una camminata non impegnativa ma molto affascinante che inizia fra pini, cedri e faggi, respirando l’aroma della lavanda e del rosmarino, poi solo pochi cespugli di ginepro, per approdare negli ultimi 300 metri di salita a un panorama quasi lunare, senza vegetazione, di ciottoli bianchi che diventano neri sotto l’ombra delle nuvole cariche di pioggia. Avvicinandosi alla vetta sono possibili bruschi cambi di temperatura, che può scendere anche di venti gradi, a causa del vento, il mistral, che spesso soffia implacabile (sulla cima raggiunge velocità fino a 250 km all’ora). È consigliabile portare abiti caldi e impermeabili anche in piena estate.

 

 

Cosa comprare

Tra i marché paysant più apprezzati nel Vaucluse segnaliamo quello di Velleron, mercato agricolo della sera classificato marché d’exception per la qualità dei suoi prodotti, tutti locali. Aperto tutto l’anno (dal 15 aprile al 30 settembre dalle 18.00 nei giorni di martedì, venerdì e sabato; da ottobre al 15 aprile dalle 16.30 dal lunedì al venerdì), vi possono esporre solo i coltivatori diretti e i pensionati agricoli.

Da non perdere anche quelli ad Apt, il sabato mattina in Via dei Mercanti, e a Carpentras, il venerdì. Apt, il maggior centro della vallata del Calavon, è la capitale mondiale della produzione di frutta candita e la Confiserie St. Denis di Gargas, a pochi chilometri dalla cittadina, accoglie i visitatori per un assaggio e per ammirare le fasi della lavorazione.

Oltre alla frutta candita, le fantasiose stoffe provenzali, i mille prodotti a base di lavanda, le profumate essenze e l’ottimo miele, vi consigliamo lo zafferano di Denis Savanne (Safran des Papes – Domaine de la Madelène) a Bedoin, ai piedi del Mont Ventoux. La coltivazione dello zafferano, molto antica nel Vaucluse, è stata da tempo dimenticata e solo da pochi anni riscoperta. Denis propone stage (in francese e in inglese) per imparare a piantare, raccogliere e mondare i fiori di crochi.

Un gusto tutto da scoprire è quello del torrone alle olive.

Pierre Silvain, contadino che produce il torrone in modo artigianale con le mandorle e il miele prodotti dalla sua famiglia di agricoltori, ha inventato il torrone alle olive nere da accompagnare con un aperitivo. Lo vende nel suo negozio-laboratorio di Saint-Didier (5 km a Sud di Carpentras), dove si organizzano visite guidate.

A Châteauneuf Du Pape, a metà strada da Avignone e Carpentras, nella storica Distillerie Blachère 1835, si possono trovare liquori e distillati a base di erbe raccolte sul Mont Ventoux, come L’elixir du Mont Ventoux e L’origan du Comtat. Particolare anche un profumatissimo Liqueur a la lavande.